{"id":623,"date":"2019-07-01T21:15:26","date_gmt":"2019-07-01T21:15:26","guid":{"rendered":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=623"},"modified":"2019-07-01T21:15:26","modified_gmt":"2019-07-01T21:15:26","slug":"un-pesciolino-di-nome-jakob-paradossi-per-un-romanzo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=623","title":{"rendered":"Un pesciolino di nome Jakob. Paradossi per un romanzo"},"content":{"rendered":"<p><b>Chi \u00e8 Jakob Pesciolini? E\u2019 forse un mutante, un extraterrestre.<\/b> O<span style=\"font-weight: 400;\">ppure un pazzo scatenato, un eroe picaresco, oppure ancora un uomo del sottosuolo com&#8217;era il Guizzardi di Gianni Celati, oppure&#8230; Dico \u201cforse\u201d perch\u00e9 nel romanzo di Enzo Fileno Carabba, che prende il titolo dal nome del suo protagonista e che ha vinto l&#8217;anno scorso il Premio Calvino, non esistono certezze. Forse Jakob ha undici anni quando fugge di casa abbandonando i fratelli maggiori. Ma forse la sua fuga \u00e8 una fuga nel sogno. Forse, durante la fuga, si inoltra nell\u2019acqua e viene investito da un traghetto. Forse i pescatori, prendendolo per un grosso luccio, lo tirano a bordo salvandolo da una morte sicura. Anzi, da una morte probabile.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma, se nel romanzo di Carabba non c&#8217;\u00e8 nulla di certo, non c&#8217;\u00e8 neppure nulla di probabile, tale \u00e8 il continuo zigzagare della narrazione verso soluzioni sempre inattese e <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">prive di logica. \u00c8 quindi ovvio che le due figure ricorrenti siano l&#8217;iperbole e il paradosso. Tutto viene ingigantito e deformato come se fossimo catapultati in un mondo enorme abitato da creature sproporzionate, oppure come se i personaggi, improvvisamente rimpiccioliti, si trovassero schiacciati da un paesaggio abnorme e pauroso come i giovani attori di \u201cTesoro, mi si sono ristretti i ragazzi\u201d, sperduti nel giardino di casa divenuto labirintica giungla.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dall&#8217;esagerazione nasce il paradosso. Esagerata e paradossale \u00e8 la vicenda di Jakob sin dalla cornice del romanzo, in cui si racconta il suo patetico tentativo di suicidio: prima l&#8217;intenzione di lasciarsi precipitare da un elicottero, poi la decisione di rivolgersi a un killer <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">che lo elimini, infine il ripensamento e la richiesta di un secondo killer che tolga di mezzo il primo. Paradossale \u00e8 il desiderio di irrorare l&#8217;Antartide di succo di limone per farne una immensa granita. Paradossale e rocambolesca \u00e8 la sua realizzazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Favola comica, dunque? Si potrebbe dire che siamo nella fiaba, almeno a guardare il tempo dilatato ed eterno in cui si svolge la vicenda, se la fiaba, come sappiamo, non avesse schemi ricorrenti e perci\u00f2 prevedibili. Eppure, i personaggi sembrano personaggi di fiaba, ma i loro caratteri e le loro funzioni sono confusi ad arte. Lo stesso Jakob \u00e8 un eroe che non conosce i limiti tra il bene e il male, a tratti dolcissimo e innocente, a tratti arrogante, volgare, violento. Adel, la sua com<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">pagna grassa, \u00e8 piena di piet\u00e0 per il suo debole partner, ma non manca di assumere qua e l\u00e0 un aspetto sinistro e una malcelata ambiguit\u00e0, specie nei sentimenti che la legano a un membro della spedizione antartica, il pilota Udo. Sar\u00e0 questa sua ambiguit\u00e0 a farne\u00a0 una vittima di Jakob, che la far\u00e0 affogare spingendola da una zattera. Ma sar\u00e0 poi vero? Non si sa. N\u00e9 sapremo se il pentimento di Jakob sia realmente sentito, umo<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">rale stralunato instabile com&#8217;\u00e8. E il comico? In realt\u00e0, c&#8217;\u00e8 ben poco da ridere: come si pu\u00f2 ridere di un personaggio che cerca ossessivamente di uscire dal mondo, perennemente assediato da dimensioni altre, spaesato e incapace di guidare la <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">propria esistenza? Di riflettere sul senso della vita: le pagine migliori del romanzo sono, oltre al delirante monologo finale, le lettere che Jakob scrive in carcere dopo l&#8217;assassinio della sua benefattrice, la signora Vonvolveth. E\u2019 come se <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Carabba volesse sperimentare una nuova via al grottesco, rifiutando, sulle orme del suo protagonista, ogni referente realistico e lasciando galoppare liberamente la propria fantasia. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Ma \u00e8 una fantasia tutta mentale, priva di appigli nel quotidiano.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Parodia, dunque, pi\u00f9 che satira. Parodia del romanzo giallo, parodia del fiabesco e del fantascientifico, parodia dell&#8217;horror e del gotico: membra sparse e semoventi, spruzzi di sangue e ferite aperte, ributtante materia organica, insetti pelosi e gigantesche farfalle, elfi in agguato, onde altissime e nere pozze putrescenti sono immagini mentali che si materializzano di continuo. Parodia, anche, del fumetto, cui si richiamano le movenze da cartoon dei personaggi, l&#8217;agilit\u00e0 narrativa, molti dialoghi cosparsi di punti interrogativi e esclamativi, di puntini di sospensione, molte interiezioni: \u00abcrack!\u00bb \u00abpum!\u00bb, \u00abblup, blop\u00bb, eccetera. E poi c&#8217;\u00e8 molto cine<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">ma, a cominciare dalla cornice, che ricorda \u00abHo affittato un killer\u00bb del finlandese Aki Kaurismaki. C&#8217;\u00e8, soprattutto, un accumularsi apparentemente disordinato di tante tessere letterarie e stilistiche alte e basse che si accorda bene con l&#8217;insieme. Ne deriva un senso di allucinazione, e di spaesamento, favorito dal continuo mutare del punto di vista e della voce narrante che alterna la terza e la prima persona. Un delirio e una vertigine che provengono anche dalla verticalit\u00e0 dei paesaggi frequentati. Un&#8217;ossessione verbalizzata nei continui presentimenti di morte, del resto quasi sempre smentiti dalle magiche facolt\u00e0 di risurrezione dei personaggi, ma soprattutto in molti intercalari: \u00abLa felicit\u00e0 camminava sola\u00bb, \u00abIl giorno<\/span> <span style=\"font-weight: 400;\">del riscatto era vicino\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ci\u00f2 detto, quel che stupisce \u00e8 che il caos, in definitiva, \u00e8 solo apparente e che i livelli testuali (dalla struttura allo stile) finiscono per interagire fra loro con coerenza. L&#8217;intenzione, attraverso un raffinato gioco, di fare piazza pulita e di ripartire dalle ceneri di tutte le tradizioni e di tutte le avanguardie \u00e8 forse l&#8217;estremo paradosso di un romanzo che, al di l\u00e0 di eccessi a volte troppo autocompiaciuti, piace per l&#8217;indubbio coraggio da cui \u00e8 mosso. Che \u00e8 il coraggio stesso di Jakob Pesciolini. Il quale, per annientare la propria coscienza e insieme per verificarne la capacit\u00e0 di sopravvivenza, si conceder\u00e0, a un esperimento spaziale <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">che lo costringer\u00e0 a ruotare per sempre nell&#8217;universo<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> in compagnia di un pesciolino giallo a cui confidare le sue assurde peripezie.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi \u00e8 Jakob Pesciolini? E\u2019 forse un mutante, un extraterrestre. 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