{"id":627,"date":"2019-07-03T20:59:39","date_gmt":"2019-07-03T20:59:39","guid":{"rendered":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=627"},"modified":"2019-07-03T20:59:39","modified_gmt":"2019-07-03T20:59:39","slug":"concreto-fantastico-intervista-a-enzo-carabba-autore-del-surreale-jakob-pesciolini","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=627","title":{"rendered":"Concreto fantastico. Intervista a Enzo Carabba, autore del surreale \u00abJakob Pesciolini\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Enzo Fileno Carabba abita una casa piccola, ai confini della citt\u00e0, laddove la trama urbana si sfilaccia per lasciare spazio a una zona collinare, a campi e orti fioriti. Davanti alla finestra spalancata da cui entra l&#8217;odore della campagna, parliamo del suo romanzo d&#8217;esordio. Jakob Pesciolini, che ha vinto il premio Calvino &#8217;90 per l&#8217;opera prima ed \u00e8 stato appena pubblicato: dalla casa editrice Einaudi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 un romanzo che <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">nasce da una forma<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">zione di confine tra musica, letteratura e filosofia. L&#8217;itinerario di Enzo Carabba, fiorentino, 26 anni, studi di composizione e pianoforte presso la Scuola di Fiesole, comincia con la creazione poetica, prosegue con poemetti e libretti d&#8217;opera (tra cui Integrale Sade, musicato da Sylvano Bussotti). prima di approdare alla scrittura narrativa. Abbozzi di racconti, e poi il romanzo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo scenario iniziale \u00e8 quello di una metropoli vista attraverso la trasparenza di un acquario, piena di \u201canfratti\u201d, di \u201ctentacoli luminescenti\u201d, con edifici che sembrano \u201cscogli progrediti\u201d e compaiono tra \u201cle le code ariose dei pesci\u201d. Jakob, \u00abre delle granile\u201d (\u201cera molto ricco e voleva morire\u201d), assolda una efficiente organizzazione capace di \u201cuccidere senza pettegolezzi\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Poi, pentito, si trova alle presa con un \u201cangelo della morte confuso\u201d, che \u201cvolteggia nel cielo di fango e di carbone della citt\u00e0, con le ali d&#8217;argento sospese e incerte nel movimento\u201d, mentre una \u201cbava d&#8217;oro gli schiuma la bocca di demone\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0\u201cL&#8217;idea del prologo &#8211; dice Enzo Carabba &#8211; era quella del suicidio su commissione: in questo tema, del resto ampiamente sfruttato dal cinema (penso a Orson Welles, ma anche al recente Ho affittato un killer, del regista finlandese Aki Kaurismaki), mi affascinava la possibilit\u00e0 di giocare\u00a0 con la morte, di personificarla e renderla meno sfuggente, un ibrido in<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">teressante. Mi piace creare situazioni limite in cui la natura umana viene esasperata ed emergono elementi latenti\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E di situazioni estreme il romanzo \u00e8 ricco: l&#8217;infanzia solitaria di Jakob su un&#8217;isola, l&#8217;adozione da parte di una ricca filantropa che poi il protagonista uccider\u00e0, la prigione e la fuga, l&#8217;avventura nella foresta mangiatrice, la spedizione in Antartide per irrorare il continente bianco con succo di limone e trasformarlo in una gigantesca granita.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c\u00c8 difficile tracciare un confine che non sia evanescente tra reale e fantastico &#8211; dice Carabba &#8211; Comunque l&#8217;impianto-base del romanzo non \u00e8 favolistico: la narrazione muove dal nostro mondo fisico, concreto, e procede con irruzioni non realistiche, con elementi deliranti, ossessivi, assurdi. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 sommai un fantastico con una sua fisicit\u00e0 ben visualizzabile, una realt\u00e0 violenta, posta in condizioni estreme. Non a caso le vicende si svolgono sempre a grandi altezze: in cima a grattacieli, sopra gli abissi, sotto i ghiacci. Sono affascinato dall&#8217;alterazione di tutte le situazioni fisiche; mi interessa la verticalit\u00e0, l&#8217;altezza, o l&#8217;essere in orbita\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0Il linguaggio \u00e8 asciutt<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">o, disincantato, animato da uno spirito ironico e giocoso che<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> non conosce mai toni enfatici (\u00abBando ai sentimentalismi\u201d, si dicono i protagonisti della spedizione in Antartide: il paradiso \u00e8 quello degli elicotteri, l&#8217;amore \u00e8 rivolto ai coltelli o ai ragni pelosi). E&#8217; un linguaggio che si potrebbe definire materico, attento all&#8217;inorganico, alla scomposizione anatomica del corpo. \u201cSi deve cercar di reagire a una visione dell&#8217;uomo bloccata, cristallizzata, coi suoi tormenti stereotipati. Tento di uscire &#8211; dice Carabba &#8211; da una visione antropomorfa, per vedere l&#8217;uomo secondo una prospettiva non precostituita: come un ammasso di molecole, per esempio. Ma questo \u00e8 gi\u00e0 un progetto fallimentare, una sfi<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">da: per l&#8217;uomo \u00e8 difficile pensarsi a\u00a0 prescindere da se stesso\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Se il soggetto narrativo viene scomposto, anche l&#8217;intreccio non resta intatto. Il filo narrativo non scorre lineare, ma si avviluppa a creare appendici mostruose\u00bb, \u201cparti magmatiche\u201d, in un \u201cgioco combinatorio di blocchi\u201d, secondo una struttura musicale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Che ne \u00e8 della storia in tutto questo? \u00abL&#8217;impossibilit\u00e0 di raccontare storie mi sembra far parte di una visione metafisica, evoluzionista della letteratura &#8211; risponde Carabba &#8211; E\u2019 una concezione accademica, da antologia. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">La storia \u00e8 un veicolo<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">. E\u2019, come scrive Stephen King. &#8216;una macchina che al di l\u00e0 del brutto e del bello deve andare&#8217;. E poi, forse, \u00e8 connessa al ritmo biologico dell&#8217;uomo: alla sua condizione di animale migratore, nomade.<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Perci\u00f2 credo che il raccontare storie non si possa considerare esaurito. E poi, mi pare che il &#8216;900 sia ricco di storie: penso a Joyce, Proust, Gadda. Certo, si tratta di storie scomposte, spezzate, aperte a pi\u00f9 possibilit\u00e0. Se Cent&#8217;anni di solitudine ha una trama ben precisa, in Conversazione nella cattedrale di Vargas Llosa c&#8217;\u00e8 un proliferare di storie che si susseguono senza soluzione di continuit\u00e0\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Viene da chiedersi quali siano i riferimenti letterari che stanno dietro questa pagine, dietro questa scrittura \u201cdestrutturata, continuamente inventata\u201d (come l&#8217;ha definita Vincenzo Consolo su il manifesto del 14\/3\/91). \u201cUna combinazione di Rabelais, Kafka, Cervantes. Non mi piacciono le librerie di libri nuovi, ma di libri usati &#8211; risponde Enzo Carabba &#8211; E poi leggendo i contemporanei non mi imbatto spesso in cose che sento profondamente vicina alla mia natura. A parte qualche eccezione: Wilcock, Borges, Kurt Vonne<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">gut. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">E Manganelli: una scrittura che trovo eccezionalmente viva perch\u00e9 aderente all&#8217;immaginazione dell&#8217;autore, capace di insinuare nelle pieghe del raccontare insolite ipotesi narrative\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">V\u2019\u00e8 anche un poco, in Jakob Pesciolini, del Calvino delle Cosmicomiche e in generale dell&#8217;ideale di \u201cesattezza\u201d, su cui si fonda la sua concezione della letteratura, vista come tentativo di inventarsi delle regole e poi seguirle. \u201cS\u00ec &#8211; dice Carabba &#8211; Cerco di essere aderente alla mia percezione, preciso rispetto ai percorsi della mia psiche. Credo in una costruzione rigorosa del testo a tendo ad essere metodico, a svolgere dei compiti prestabiliti secondo una disciplina e una certa dose di autocontrollo. <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">Mi piace il ritmo costante nello scrivere: riuscire ad essere dentro le storie, esprimere armonicamente un mondo, trovare i personaggi giorno dopo giorno. Mi piace questo aspetto rituale, militare, dello scrivere: non c&#8217;\u00e8 l&#8217;affanno di trovare le idee. Poi ci sono anche dei periodi di saturazione in cui non scrivo nulla\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Insisto sugli aspetti pratici dello scrivere. \u201cScrivo a mano, almeno la prima stesura, poi trascrivo al computer, che tuttavia mi spaventa perch\u00e9 non conserva le varianti; cos\u00ec si perde l&#8217;aspetto materiale della scrittura. E poi, quella stratificazione di segni che si addensano sul foglio mi fa sentire a posto con la coscienza. La giornata, cos\u00ec, acquista un ritmo, si ha l&#8217;impressione di plasmare il tempo: ci si sente meno instabili\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Alla fine del roman<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">zo, anche Jakob sconta la sua colpa (forse ha ucciso Adel, compagna di avventure) ruotando intorno alla terra per sperimentare la reazione degli ultracentenari al \u201cparaggio cosmico\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Finch\u00e9 la capsula spaziale subisce un deragliamento improvviso: esce dall&#8217;orbita terrestre e viene trascinata verso un pianeta\u00a0 \u201cvaporoso e straniero\u201d. Poi le orbite si sfaldano, confondono, l&#8217;astronave comincia ad affondare nel vuoto, alla deriva.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cNon penso che l&#8217;uomo vada pi\u00f9 alla deriva oggi che in altri momenti storici: \u00e8 una condizione estrema che ritorna\u201d.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enzo Fileno Carabba abita una casa piccola, ai confini della citt\u00e0, laddove la trama urbana si sfilaccia per lasciare spazio a una zona collinare, a campi e orti fioriti. 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