{"id":629,"date":"2019-07-08T21:09:27","date_gmt":"2019-07-08T21:09:27","guid":{"rendered":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=629"},"modified":"2019-07-08T21:10:03","modified_gmt":"2019-07-08T21:10:03","slug":"un-po-folle-e-un-po-sorprendente-lesordio-di-enzo-fileno-carabba","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=629","title":{"rendered":"Un po&#8217; folle e un po&#8217; sorprendente l&#8217;esordio di Enzo Fileno Carabba"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Che bel pasticcio questo Jacob Pesciolini di Enzo Fileno Carabba, vincitore del <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">premio Calvino per inediti nel 1991 e ora pubblicato da Einaudi (pagg. 200, lire 20.000). Un pasticcio che comincia dal nome del protagonista (sar\u00e0 Jacob, come recitano copertina e risvolto, oppure Jakob, come appare per tutto il romanzo, senza che mai neanche un pallido indizio arrivi a giustificare il cambio di consonante?), e che prolifera vertiginosamente pagina dopo pagina, infilzando con nonchalance situazioni ed eventi tutti rigorosamente insensati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tanto per dare un&#8217;idea: si parte con Jakob adulto ricco che sperimenta senza successo le pi\u00f9 lambiccate metodologie di suicidio; poi ci si imbatte in Jakob bambino adolescente, pieno di fratelli senza che esistano genitori (\u00abNon che i suoi genitori fossero morti, si ripeteva, non c&#8217;erano mai stati genitori. Era una situazione di fratellanza assoluta\u00bb), che fugge dalla sua casa senza finestre su un lago, viene travolto da un battello e anzich\u00e9 morire si affaccia alla vita <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">grazie a una sinistra signora Vonvolveth, che lo fa adottare\u00a0 e a suo modo lo protegge. Ma Jakob, innamorato di Adel che quando nuota pare trasformarsi in un pesce giallo uguale a quello che il bambino accudiva a casa sua, tenta un furto nella biblioteca della Vonvolveth che gli consenta di fuggire insieme alla sua amata, ma viene scoperto dalla donna e la uccide.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Dopo un ragionevole periodo di prigione ritroviamo Jakob mentre prepara l&#8217;impresa della sua vita: irrorare l&#8217;Antartide di succo di limone, in modo da ottenere ettari ed ettari di granite capaci di attirare enormi masse di degustatori. Mille peripezie, tra crepacci abissali e labirinti sotterranei dai quali si affaccia di tanto in tanto uno stupito e preoccupato popolo di nani,\u00a0 e infine l&#8217;impresa si compie a prezzo della vita di Adel, con Jakob che in breve tempo diventa il re delle granite, e insieme, gi\u00e0 lo sappiamo, un aspirante suicida. Tutto finito? Neanche per sogno: nell&#8217;ultima parte del libro ecco di nuovo il protagonista, ormai ultracentenario, che orbita intorno alla terra in una capsula spaziale con la sola <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">compagnia di un pesciolino, questa volta nero,che a un certo punto si disancora dalla forza di gravit\u00e0 per precipitare, col pesciolino ormai cadavere, nel vuoto senza<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">fine.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Davvero un gran pasticcio, non c&#8217;\u00e8 che dire (e le poche righe di cui sopra danno ovviamente solo una pallidissima idea della scatenata <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">girandola messa su da Carabba): talvolta persino irritante, nel suo ostinarsi a non avere n\u00e9 capo n\u00e9 coda, nel suo praticare, s\u00ec, il nonsense, ma mai fino in fondo, lasciandoti sempre nell&#8217;attesa di un significato risolutore, o nel dubbio di averlo mancato. Ma pagina dopo pagina, mentre a mano a mano la confusione cresce, si fa <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">anche strada l&#8217;impressione che, al di l\u00e0 dei risultati, questo di Carabba &#8211; nato, \u00e8 bene ricordarlo, nel 1966 &#8211; sia un modo tutto nuovo di narrare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Non sono riuscito a trovare, con tutta la buona volont\u00e0 degli autori vicini o lontani che possano aver funzionato da modello, neanche il solito Calvino divenuto ormai padre putativo di qualsiasi esperienza letteraria abbia lontanamente a che vedere col fantastico; e invece fin quasi dall&#8217;inizio mi \u00e8 sembrato di star assistendo a un cartone animato, o meglio a un videogioco: dov&#8217;\u00e8 infatti che i personaggi superano ostacoli insormontabili e incredibili, subiscono gli incidenti pi\u00f9 terribili uscendone vivi e vegeti, si muovono in ambienti affatto privi di riscontri reali, e magari muoiono e poi risorgono grazie qualche \u201cvita\u201d supplementare che il gioco assegna loro?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma a parte questi, che sarebbero in fondo dettagli secondari, ci\u00f2 che colpisce in Jakob (Jacob?) Pesciolini \u00e8 la totale assenza di pathos della narrazione, neanche quel pathos tutto artificiale e intellettuale che sempre si lega alle verti<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">gini dell&#8217;assurdo: protagonista e comprimari si muovono in una dimensione assolutamente piatta, in cui l&#8217;effetto di profondit\u00e0 \u00e8 ottenuto solo in virt\u00f9 di freddi giochi prospettici; e come nel videogioco la tensione emotiva si stabilisce non tra personaggio e personaggio, ma tra il giocatore e il computer che quei personaggi gestisce, cos\u00ec si ha qui l&#8217;impressione che l&#8217;unica autentica quota di pathos scaturisca dal rapporto tra Carabba e la sua scrittura, dai tentativi dell&#8217;autore di conferirle un appeal narrativo da manuale e il loro voluto e controllato naufragio nell&#8217; arresa e nemmen troppo sogghignante esibizione dell&#8217;ovvio (ad esempio: \u00abLa cena termin\u00f2 e venne il dopo cena\u00bb; oppure: \u00abOgni bagno ha un inizio e una fine. Cos\u00ec quello\u201d; o ancora: &#8211; \u201cL&#8217;appetito \u00e8 una cosa che la si pu\u00f2 avere in pi\u00f9 d&#8217;uno. Adel aveva appetito. Stavano mangiando\u00bb).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Tra precipizi, farfalle carnivore, vapori tossici e mille altre diavolerie del genere, l&#8217;unica vera insidia per i personaggi, l&#8217;unico abisso che costantemente resta spalancato davanti a loro \u00e8 quello della bana<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">lit\u00e0 assoluta, totale, metafisica che segna il loro universo, non meno quanto segni l&#8217;universo televisivo e telematico nel quale Carabba per virt\u00f9 di anagrafe, \u00e8 cresciuto. Allora questo libro d&#8217;esordio pu\u00f2 ben divenire il primo romanzo della prima generazione totalmente &#8220;multimediale\u201d che si sia affacciata alle soglie della cultura italiana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">E\u2019 un libro, occorre dirlo?, ingenuo e irrisolto, con numerose d\u00e9faillances di tenuta e di scrittura ma anche con improvvise impennate di fantasia e di stile che fanno ben sperare. Ma aldil\u00e0 di tutto, \u00e8 un libro davvero \u201cmarziano\u201d, proveniente da una \u201ccivilt\u00e0\u201d ancora aliena ai pi\u00f9, che sar\u00e0 per\u00f2 molto probabilmente la pacificata civilt\u00e0 di domani. Va dunque repressa quella punta d&#8217;insofferenza che ogni tanto inevitabilmente si affaccia. Jakob Pesciolini ci sta in fondo dicendo che la letteratura sopravviver\u00e0 sempre, costi quel che costi, nasca da quel che nasca; e che sempre far\u00e0 valere, magari dagli abissi del sottosuolo, o dalla guglia pi\u00f9 alta del pi\u00f9 improbabile monumento, i suoi esorcismi cifrati contro il trionfo delle tenebre.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che bel pasticcio questo Jacob Pesciolini di Enzo Fileno Carabba, vincitore del premio Calvino per inediti nel 1991 e ora pubblicato da Einaudi (pagg. 200, lire 20.000). 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