{"id":658,"date":"2019-10-12T19:59:51","date_gmt":"2019-10-12T19:59:51","guid":{"rendered":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=658"},"modified":"2019-10-12T19:59:51","modified_gmt":"2019-10-12T19:59:51","slug":"tra-romanzo-e-fumetto-un-picaresco-di-fine-millennio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=658","title":{"rendered":"Tra romanzo e fumetto, un picaresco di fine millennio"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il romanzo di Enzo Fileno Carabba (Jacob Pesciolini, Torino, Einaudi, 1992, pp. 200, L. 20.000) si configura, a circa un anno dalla sua uscita, quale opera di originalit\u00e0 indubbia e sicuramente outsider, pur se di difficile collocazione e definizione. Un dato incontrovertibile che gioca a favore dell&#8217;interesse suscitato da questa opera prima, gi\u00e0 impostasi all&#8217;attenzione della critica militante, \u00e8 la capacit\u00e0 di saper catturare la fantasia dei lettori elaborando sin dall&#8217;esordio una studiatissima strategia di coinvolgimento: un coinvolgimento a pi\u00fa livelli, che agisce solleticando immaginari molteplici, elementari e complessi, moderni e inattuali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">La trama non segue uno svolgimento lineare, consona com&#8217;\u00e8 alla ritmicit\u00e0 franta, tritata e perentoria della scrittura, vera fresca novit\u00e0 del romanzo. \u00ab Fort Leyrs: onde fredde e lunghe strisciano verso il sole. Il sole era un cadavere giallo: io accidentaccio invece no. Fu il primo tentativo \u00bb. Il prologo introduce in medias res attraverso la singolare descrizione del primo di una lunga serie di cervellotici tentativi di suicidio, destinati allo scacco. Si tratta tuttavia di una sorta di count down (letteralmente, la numerazione dei paragrafi procede a ritroso da 10 a 0) che si apre sulla narrazione della storia di Jacob, infante di non precisata origine, che abitava in una leggendaria \u00ab casa con molti fratelli e nessun genitore &gt;&gt; ove, quale \u00ab interlocutore prediletto\u00bb, si poteva ammirare un pesciolino giallo dentro una vasca di vetro. Un irrefrenabile desiderio per la caccia spinge il protagonista a intraprendere un viaggio senza meta precisa. Dopo varie peripezie Jacob, finito in ospedale, s&#8217;imbatte in una sinistra figura, Erika Vonvolveth, \u00ab nota filantropa \u00bb in apparenza, \u00ab strega \u00bb invasata in realt\u00e0, che s&#8217;interessa alle sorti di Jacob sino a darlo in adozione ai coniugi Krop. Iniziano le costrizioni legate al nuovo ruolo filiale, prima ignote al liberissimo Jacob, la scuola in primis. grave minaccia per l&#8217;amato esercizio di virt\u00fa \u00ab paranormali \u00bb e telepatiche, ma anche teatro di un incontro \u2014 quello con Adel \u2014 che risulter\u00e0 fatale, segnando il destino di Jacob sino a giustificarne i tentati suicidi prima, l&#8217;esilio cosmico poi. Da ora in avanti Adel colmer\u00e0 lo spazio visivo di Jacob con la sua ipnotizzante fisiognomica (destinata a diventare immagine ossessiva del senso di colpa): il labbro sporgente sul volto largo, la \u00ab pelle idratatissima \u00bb da gocce di sangue unite a rivoli di sudore \u00ab come fosse un Ges\u00fa nostro salvatore \u00bb. Insieme intraprendono strane peregrinazioni in cerca di animali notturni, insetti, falene. Fiabescamente accolti da una boscosit\u00e0 profonda, assistono alla prodigiosa metamorfosi del paesaggio; e Adel stessa si metamorfizza, appare e scompare alla vista assieme a un ridondante popolo di gnomi, finch\u00e9 i due, di nuovo in marcia, avanzano circondati da uno spettacolo di innumerevoli \u00ab farfalle notticole \u00bb, mentre su tutto incombe \u00ab il fruscio delle ali in contatto, come una promessa di dolore \u00bb. Ma Jacob, ben presto assalito da una forte nostalgia della casa e dei fratelli, uccide la Volvolveth per impossessarsi del denaro necessario all&#8217;impresa di un &#8220;ritorno\u201d destinato a permanere inesaudito. In prigione, si laurea coltivando sogni imprenditoriali. Una volta evaso, si accinge meticolosamente all&#8217;impresa di \u00ab irrorare l&#8217;Antartide con succo di limone \u00bb, per ottenerne un immenso ghiacciolo che lo avrebbe reso ricchissimo. Qui Jacob, mostrando eccellenti doti di stratega del marketing, affina le proprie qualit\u00e0 manageriali e organizzative valutando le forze in gioco, facendo circostanziate richieste di sfruttamento del territorio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma l&#8217;impresa si rivela ardua: \u00e8 stanco, e continua a incappare in numerose disavventure, tanto da giungere alla risoluzione di \u00ab ridimensionare il progetto\u00bb&#8230;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ogni logica narrativa appare sopraffatta da un&#8217;ipertrofia immaginifica assolutamente irreggimentabile. Lungo il travagliato percorso degli eventi si rintracciano comunque alcuni temi costanti, in grado, forse. di orientare la lettura: non di veri temi si tratta, peraltro, quanto di musicali refrains che nel loro rincorrersi sulla pagina non comunicano di fatto alcunch\u00e9 di rassicurante. Riescono tuttavia a dirci in segreto qualcosa dell&#8217;autore. Presenza dominante \u00e8 quella dei pesci, suscettibile di figurare metaforicamente l&#8217;ossessione amorosa di Jacob e di costituirsi in mito personale di Carabba. Il bestiario ideale di Jacob alberga in un acquario: le creature multicolori, in tutta la loro vivace variet\u00e0 multiforme (\u00ab nudibranchi oziosi \u00bb, \u00abcrostacei appariscenti \u00bb, \u00ab anellidi \u00bb dalla soddisfatta aria \u201cprimitiva\u201d ), sono i veri protagonisti del romanzo. \u00c8 una presenza metamorfica, cangiante, che ci azzarderemmo volentieri a definire tramite privilegiato tra fisico e metafisico, se la venatura ironico-grottesca della narrazione non ci costringesse invece a sorvegliare sconfinamenti in territori trascendenti, peraltro autorizzati dall&#8217;opzione dell&#8217;autore per un racconto fantastico di cui sembra rispettare alcune fra le leggi pi\u00fa tipiche: gusto esibito per il paradosso, visionariet\u00e0 estremizzata, suspense, impresa straordinaria da realizzare con abnegazione e, soprattutto, il forte irrazionalismo, la logica letteralmente rovesciata che domina gli eventi e la narrazione. Di quale\u201c fantastico\u201d si tratta, in realt\u00e0? Carabba pare inaugurare un genere tanto nuovo quanto ibrido, ove immaginario fumettistico e fiabesco, civilt\u00e0 multimediale, realismo combinatorio e telematico dei videogames (come \u00e8 stato facilmente osservato) sembrano volersi ritagliare di prepotenza uno spazio nelle lettere, per accaparrarsi una dignit\u00e0 \u2014 letteraria appunto \u2014 che finora non hanno conquistato. Il fatto \u00e8 che la letteratura fantastica di Carabba, cos\u00ed apertamente artificiosa o virtuale, nella gratuit\u00e0 anch&#8217;essa evidente della trama, nell&#8217;ipotetica ripetibilit\u00e0 ad infinitum delle avventure, finisce suo malgrado per coniugarsi con un doloroso versante dell&#8217;esistenzialismo contemporaneo: quello che condanna ad agitarsi a vuoto, a un movimento e a una intraprendenza di fatto immotivata, priva di finalit\u00e0 e di incidenza sul reale. E ci\u00f2 non significa abbandonarsi a definizioni e a formule di comodo, ma tentare di comprendere certi squilibri del romanzo, in bilico tra una resa espressiva davvero felice e insistenze stilistiche e tematiche prevedibili nella loro meccanicit\u00e0: in definitiva, si d\u00e0 un senso alla sua forte, emblematica contraddittoriet\u00e0, al funambolismo continuo di serio e faceto, in equilibrio volutamente precario tra esasperato modernismo e primordiale istintualit\u00e0 (\u00ab qual<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">cosa di antico e di barbaro \u00bb). E l&#8217;equilibrio non si sbilancia: rimarr\u00e0 sempre il dubbio, a lettura ultimata, se vinca la frivolezza o la seriet\u00e0, con una propensione tuttavia a individuare il profondo dietro la superficie. Si pensi ai ricorrenti richiami biblici e veterotestamentari, a que! \u00absottile brivido dell&#8217;ascesi \u00bb che induce il protagonista a paventare meccanismi di trasgressione e di punizione suprema \u2014 l&#8217;eresia e l&#8217;Inferno \u2013 come a evocare un Dio assolutore o un&#8217;improbabile Madonna costantemente circondata da sciami di \u00abdeltaplanisti&gt;&gt; che assecondano il suo atteggiarsi a soubrette d&#8217;avanspettacolo. Ma, ancora, a giocare un ruolo principe \u00e8 sicuramente la metamorfosi, ossessione ed espediente narrativo insieme. In quanto permette ai personaggi di rifarsi presenti \u2013 di \u201c risorgere sotto mentite spoglie \u2014 anche dopo una morte accertata. E\u2019 cosi che l&#8217;amata Adel trasferisce metamorficamente i propri connotati (\u00ab un viso leggermente largo \u00bb e di tipo \u00ab orientale \u00bb. \u00ab Il labbro dabbasso, ben rotondo e colorito, era gonfio e levigato \u00bb) nel pesciolino A.d. (sigla, si noti bene, di Anno Domini: \u00ab una faccia larga per essere piccola \u00bb, \u00ab il suo labbro inferiore sporgeva e splendeva nella notte dei tempi\u00bb), ultimo compagno di sventure, oggetto privilegiato di un transfert sentimentale tanto esibito da sembrare privo di effettiva spinta emotiva. Ma qui si tocca un punto cruciale del romanzo: la mancanza di motivazione, unico criterio vigente essendo quello dettato da una stralunata logica onirica, dove gli eventi. quasi sempre \u00ab cose strane \u00bb, semplicemente &#8221; accadono &#8220;. Inevitabilmente votato allo scacco ogni tentativo di riportare ordine all&#8217;interno della trama degli accadimenti, di motivare le \u00ab azioni \u00bb pure e immotivate, se il destino dell&#8217;eroe \u00e8 di andare \u00ab alla deriva \u00bb, un destino on the road \u2014 o meglio \u00ab orbitale \u00bb &#8211; come unica verit\u00e0, solo dato certo eloquentemente incaricato di porsi a perfetta sigla del racconto: \u00ab La verit\u00e0 \u00e8 che ci siamo disancorati di nuovo. La massa non ci tiene pi\u00fa. Affondiamo nel vuoto \u00bb. Domina dunque non una rigorosa strutturazione dei contenuti, ma un avventuroso di nuovo tipo, del tutto sliricato: un picaresco di fine millennio, falsamente tecnologico o, per dirla con parola abusata, post-moderno, pronto a riciclarsi continuamente come a riproporre le proprie non-motivazioni nella loro specifica veste di surrogati di una legge morale inesistente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Il racconto presenta una struttura circolare: inizio e fine si richiamano in stretta connessione. Le vicende del prologo sono l&#8217;anticipazione di una risoluzione al suicidio che fornisce una prima conclusione del romanzo. Il prologo, assieme all&#8217;autentico explicit della vicenda, assai spostato cronologicamente &#8211; quello che presenta ellitticamente la \u00absoluzione finale \u00bb, l&#8217;esilio in una sorta di eterno limbo orbitale &#8211; disegna la cornice della narrazione, che si presenta, al suo interno, caotica all&#8217;estremo e intenzionalmente <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">scriteriata. I nuclei brucianti del racconto sono proprio da rintracciare nella cornice, i tempi fondamentali nell&#8217;inizio e nella fine: la parte che sta fra i due poli si conclude sull&#8217;episodio centrale della morte-suicidio-omicidio, sul gesto sacrificale di Adel. Per il resto, Jacob \u00e8 protagonista falsamente attivo della narrazione, un personaggio-teatro, un luogo in cui si avvicendano allucinazioni o sogni, uno schermo o meglio un cinema (\u00ab \u00e8 come andare al cinema dentro me stesso \u00bb) ove tutto \u00e8 possibile, ove ogni oggetto, evento, immagine, necessitato da motivazioni insondabili, pare godere di uno stesso diritto di cittadinanza. Non si distingue tra sogno e realt\u00e0, tra interno ed esterno, episodio reale o immaginato; e la narrazione stessa sembra mettere in pratica il \u00ab rimedio \u00bb proposto da Jacob per salvare il compagno morente Udo: quello di agire \u00abnel punto dove incontriamo l&#8217;esterno. N\u00e9 dentro di noi ne fuori di noi \u00bb, ma precisamente \u00ab sul confine tra il dentro e il fuori \u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Le immagini (di scarsa consistenza realistica e meglio interpretabili quali deliri mentali di una percettivit\u00e0 estremizzata e portentosa), pi\u00fa che rivestirsi di una specifica funzionalit\u00e0 si significano soltanto in virt\u00fa della loro fitta ricorrenza, liberamente articolata, giusta l&#8217;intenzione romanzesca di trascrizione \u2014 mimesi passiva, onirica e straniata, stranita, si direbbe \u2014 di \u00ab memorabili viaggi \u00bb. Non si tratta qui del sofferto resoconto di un&#8217;ossessiva e sinistra peregrinazione, ma del vagabondaggio interno a una realt\u00e0 virtuale <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; pi\u00fa che fantastica \u2014 attraversabile senza angoscia perch\u00e9 gi\u00e0 conosciuta in tutto il suo carattere di simulazione pura. Il ricorrere identico delle immagini, lungi dal farle &#8220;cifre \u201d private, segni interiori (\u00e8 azzeccato il rilievo gi\u00e0 mosso al romanzo circa l&#8217;assoluta mancanza di pathos, la dimensione piatta del racconto), attesta altres\u00ec un vertiginoso e irreversibile allontanamento dall&#8217;io, un appiattimento della dimensione lirico-affettiva, affatto compensato, come invece potrebbe sembrare, da quelle dichiarazioni\u201c amorose\u201d che Jacob indifferentemente distribuisce tra cose, persone (o cose-per<\/span><span style=\"font-weight: 400;\">sone, che qui \u00e8 lo stesso, giusta un&#8217;assoluta intercambiabilit\u00e0 di attributi), gesti, attitudini, funzioni fisiologiche, istinti elementari (Jacob ama tantissimo Adel e Otello, il pesce dell&#8217;infanzia, A.d., gli acquari; ma ama altrettanto l&#8217;atto di cibarsi, di uccidere per il gusto sadico di esercitare una violenza tanto fine a se stessa \u2014 e a suo modo innocente &#8211; quanto intensamente godibile).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Eppure qualcosa sembra resistere alla generale orizzontalit\u00e0 del racconto. All&#8217;interno di un testo ove tutto appare privo di funzionalit\u00e0 e di autenticit\u00e0 sentimentale, restano le ossessioni, i ricordi colpevoli della vita precedente che si legano a un forte sospetto di inesistenza (\u00ab La gente, esisteva la gente? \u00bb), le metafore cristologiche cui attribuire un significato. Che funzione rivestono le ricorrenti presenze acquatiche, le<\/span><span style=\"font-weight: 400;\"> sparse allusioni bibliche, le <\/span><span style=\"font-weight: 400;\">improvvise epifanie celesti? Adel, compagna dei memorabili viaggi di Jacob, \u00e8 forse un dio in incognito, certo una vittima sacrificale, riproiettata dalla legge della metamorfosi universale e dal senso di colpa di Jacob nel pesciolino A.d.?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Ma se i pesci di Jacob sono da identificarsi col Pesce, col Cristo Salvatore di sacrale memoria, si tratta di una presenza che non ha funzione salvifica, se prestiamo fede all&#8217;epilogo del racconto che vede Jacob (\u00ab eremita rimbambito \u00bb) ultracentenario disperso, alla deriva in un abisso galattico privo di confini: la condanna \u00e8 confermata, il peccato di Jacob non trova riscatto n\u00e9 redenzione, nonostante il sacrificio di Adel. La condizione di \u00ab fratellanza assoluta \u00bb che caratterizza la famiglia dell&#8217;eroe sembra rivelarsi &#8211; tradendo, nostro malgrado, il proposito di non sconfinare nel trascendente &#8211; fratellanza nell&#8217;abbandono del Padre e nel conseguente, immodificabile disancoraggio, insieme fisico e spirituale. Una profondit\u00e0 insospettata pare celarsi allora sotto la superficie di un racconto tanto caotico e &#8212; forse volutamente \u2014 ingenuo, quanto di sicura, scanzonata e giovane anticonvenzionalit\u00e0 espressiva.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il romanzo di Enzo Fileno Carabba (Jacob Pesciolini, Torino, Einaudi, 1992, pp. 200, L. 20.000) si configura, a circa un anno dalla sua uscita, quale opera di originalit\u00e0 indubbia e<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":659,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[6],"tags":[9],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/658"}],"collection":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=658"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/658\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":660,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/658\/revisions\/660"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/659"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=658"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=658"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=658"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}