{"id":782,"date":"2021-06-02T20:55:33","date_gmt":"2021-06-02T20:55:33","guid":{"rendered":"http:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=782"},"modified":"2021-06-02T20:58:55","modified_gmt":"2021-06-02T20:58:55","slug":"geniali-e-umani-troppo-umani-riscrivere-le-vite-del-vasari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=782","title":{"rendered":"Geniali e umani, troppo umani <br> Riscrivere le \u00abVite\u00bb del Vasari"},"content":{"rendered":"<p>Cominciamo con un noir. Il protagonista si chiama Andrea del Castagno, \u00e8 nato sotto il monte Falterona, in Mugello, esattamente seicento anni fa. Orfano di padre, fa il pastore per uno zio. Un giorno che piove si ripara sotto un tabernacolo. C&#8217;\u00e8 un pittore che sta dipingendo. Ne resta affascinato. Con un pezzo di carbone comincia a disegnare\u00a0sulle rocce. Figure bellissime. Un gentiluomo fiorentino di passaggio le vede e lo manda a bottega di un grande maestro (pare Masaccio). In poco tempo diventa un pittore ricercatissimo. Tra le sue specialit\u00e0 i Cristi flagellati e i ribelli impiccati all&#8217;ingi\u00f9. Tanto che per un periodo quei simpaticoni di fiorentini lo chiamano Andrea degli Impiccati. Non un bel nome. Andrea del Castagno ha due difetti. Uno personale (\u00e8 invidioso da morire, vizio che lo fa precipitare \u00abin un pozzo di tenebre e ira\u00bb).\u00a0Uno professionale (non sa dipingere a olio). Dalla combinazione dei due difetti scaturir\u00e0 la sua rovina.<br \/>\nUn giorno nel giro dei pittori fiorentini, che \u00e8 un bel club, la cr\u00e8me de la cr\u00e8me dell&#8217;arte mondiale, sbarca un forestiero, Domenico Veneziano. Ha subito successo. E bravissimo e possiede il segreto della pittura a olio: la formula gliel&#8217;ha trasmessa direttamente Antonello da Messina. Andrea e Domenico diventano amici. Domenico suona il liuto e Andrea gli tiene compagnia nelle serate. Per\u00f2 si fa il sangue amaro perch\u00e9 tutti ammirano il Veneziano e perch\u00e9 quest&#8217;ultimo si tiene stretto il segreto dei colori a olio. Domenico si tiene stretto il suo brevetto. Domenico propone ad Andrea di andare con lui a fare una serenata a certe ragazze. Andrea gli risponde che deve finire un lavoro. Non \u00e8 vero. Quando Domenico va via, lo pedina di nascosto. Poi, in una strada deserta, gli salta addosso, gli sfonda il liuto e lo stomaco con i pezzi di piombo che si \u00e8 portato dietro (omicidio premeditato). Ritorna a casa e si rimette a disegnare. Vanno a riferirgli la notizia, lui corre da Domenico. Respira ancora. Ma poi si spegne tra le braccia del suo assassino. Nessuno sospetta di Andrea. Sar\u00e0 lui stesso, anni dopo, a confessare il delitto in punto di morte.<\/p>\n<p>Ormai quasi cinque secoli fa, Giorgio Vasari raccont\u00f2 questa vicenda scellerata in mio dei libri pi\u00f9 importanti nella storia dell&#8217;umanit\u00e0, il Who&#8217;s Who dell&#8217;arte, un libro unico al mondo: Le Vite de&#8217; pi\u00f9 eccellenti architetti, pittori et scultori italiani, da Cimabue insino a&#8217; tempi nostri: descritte in lingua Toscana.<\/p>\n<p>Vasari raccont\u00f2 i maestri del suo tempo e di tutti i tempi (Giotto, Paolo Uccello, Brunelleschi, Perugino, Giorgione, Michelangelo, eccetera) con la stessa verve con cui Gianni Brera avrebbe poi narrato i campioni del calcio. Il problema \u00e8 che Brera un po&#8217; viene ancora letto e citato, ma Vasari chi lo legge al di fuori della stretta cerchia degli addetti ai lavori e di qualche valoroso? Ed \u00e8 un problema che riguarda anche altri grandi classici della letteratura italiana. Qualcuno ha anche provato generosamente a risolverlo, ma senza molta fortuna (Alfredo Giuliani e Italo Calvino riscrissero per esempio Gerusalemme liberata e Orlando furioso con lo spirito di un cantante che fa la cover di una vecchia canzone).<\/p>\n<p>Adesso ci prova Enzo Fileno Carabba, 55 anni, fiorentino (che cominci\u00f2 giovanissimo nel 1990 come scrittore d&#8217;avanguardia con il romanzo Jakob Pesciolini e scrittore d&#8217;avanguardia, nel senso migliore del termine, \u00e8 rimasto). Spiega Carabba: \u00abLe Vite di Giorgio Vasari raccontano un fiume di<br \/>\nesistenze memorabili che sono alla base della nostra civilt\u00e0. Per\u00f2 sono scritte in un italiano che oggi risulta straniero, per cui il fiume si inabissa\u00bb.<\/p>\n<p>Ma in Vite sognate del Vasari (Bompiani), Carabba non si \u00e8 limitato a una traduzione nell&#8217;italiano di oggi, ci ha anche messo del suo. Ha ricostruito, per deduzione, qualche pezzo mancante cos\u00ec come fanno gli Indiana Jones quando scavando nel passato trovano una scodella rotta. Vite sognate del Vasari \u00e8 un libro di \u00abarcheologia narrativa\u00bb. Ed \u00e8 anche un trattato sentimentale: \u00abOgni vita indaga uno stato d&#8217;animo o uno stato di grazia. Si tratta di vite passate ma di sentimenti presenti, quasi che i singoli esseri umani fossero solo dei portatori che permettono ai sentimenti di vivere e riprodursi\u00bb. Per cui la vita di Filippo Lippi racconta la capacit\u00e0 di farsi amare, quella di Leon Battista Alberti la nostalgia, quella di Andrea del Castagno il rancore.<\/p>\n<p>Carabba si comporta come il medium in una seduta spiritica. Evoca le anime vasariane, le ascolta, le fa parlare con la sua voce. A un certo punto presta un suo sogno a uno dei personaggi per spiegarlo meglio. Poi si ferma a considerare il suo sogno e si accorge che \u00e8 disegnato superbamente, in un modo assolutamente superiore alle sue capacit\u00e0 di disegnatore. E allora gli viene il dubbio che qualcuno dei maestri delle Vite si sia insinuato nottetempo nei suoi sogni e ne abbia curato la grafica. C&#8217;\u00e8 stato un interscambio sotterraneo, misterioso, tra il nuovo autore e gli antichi personaggi. Ma si pu\u00f2 aggiungere qualcosa a Vasari come ha fatto Carabba? Esaminiamo un<br \/>\ncaso. Vasari racconta che Piero di Cosimo soffr\u00ec molto quando da vecchio gli venne il\u00a0parletico e le mani cominciarono a tremargli. Carabba aggiunge un particolare\u00a0tenerissimo. Cosimo che si sveglia la mattina, si guarda le mani e chiede loro: \u00abCome vi sentite stamattina?\u00bb.<\/p>\n<p>Raccontando Paolo Uccello, Carabba ricalca il copione di Vasari. L&#8217;ossessione per la prospettiva che lo relega alla solitudine spingendolo alle soglie dell&#8217;autismo. Mania che lo fa venir meno anche ai doveri e piaceri coniugali: \u00abLa notte la moglie lo\u00a0chiamava a letto e lui dallo scrittoio rispondeva: &#8220;Aspetta, sono qui con la prospettiva&#8221;\u00bb. Poi c&#8217;\u00e8 lo scarto, l&#8217;invenzione.<\/p>\n<p>Carabba immagina, con rispetto ma senza paura, il pezzo mancante, la forma che doveva avere la scodella rotta. La scodella rotta \u00e8 Antonia, la figlia di Paolo Uccello. Vasari accenna solo di sfuggita a lei: \u00abSapeva disegnare\u00bb. Da questa piccola tessera Carabba ricostruisce il puzzle, la vita intera di Antonia. Antonia era terrorizzata da bambina dai bellissimi e minacciosissimi draghi dipinti dal padre. Poi decise di farsi suora per poter dipingere in pace nel convento. Oltre a saper dipingere, sapeva anche pregare. Recitava l&#8217;Ave Maria come un mantra, un esercizio di respirazione. Alla fine Antonia fu considerata santa e quando mor\u00ec le sue consorelle la fecero a pezzi per potersene tenere una reliquia.<\/p>\n<p>I personaggi di un libro sono tutti uguali per un autore, come i figli per un genitore. Ma ci sono personaggi ai quali Carabba vuole pi\u00f9 bene. Uno, secondo me, \u00e8 Andrea del Sarto, soprannominato \u00ab Maiunerrore\u00bb perla sua insuperabile perizia artistica. Andrea ebbe un tormentato rapporto con la bellissima moglie Lucrezia (vedova di un berrettaio). Costei, ammiratissima dagli uomini, era sempre in cerca di nuovi fan, magari gente che non era nemmeno degna di pulire i pennelli con l&#8217;acqua ragia al maestro Andrea. Lucrezia trattava malissimo il marito, lo prendeva in giro, lo chiamava \u00abPerfettino\u00bb. Vasari ritiene che Andrea, proprio per colpa della moglie, non divent\u00f2 un pittore pi\u00f9 grande di quel grande pittore che gi\u00e0 fu. Ma proprio quando noi stiamo prendendo le parti del povero marito (come fa Vasari), ecco che Carabba rovescia la lettura della storia e ne fa un caso di psicopatologia della vita coniugale, una manifestazione di sindrome vittima-carnefice, insinuando che ad Andrea non dispiacesse per nulla essere maltrattato dalla moglie, anzi la provocava a farlo.<\/p>\n<p><em>Piloti, che gente&#8230;<\/em> intitol\u00f2 un suo libro Enzo Ferrari. \u00abPittori, che gente&#8230;\u00bb sembrano dire Vasari e Carabba. Ecco Rosso Fiorentino che dipingeva santi ma gli venivano fuori diavoli, allora scappava via facendosi il segno della croce. Baccio Bandinelli \u00abvisse lamentandosi\u00bb ed era magnifico \u00abnell&#8217;offendere le persone\u00bb. Ecco Properzia de&#8217; Rossi, bolognese: \u00abEra una bambina bellissima e soave. Se la ascoltavi cantare scivolavi nell&#8217;incantesimo\u00bb. Un giorno disse al padre: \u00abVoglio diventare una femmina scultora\u00bb. Il padre la dissuase (sono cose da maschiacci). Allora lei si dette ai lavori domestici. In cucina fingeva di fare il pane. In realt\u00e0, di nascosto, faceva sculture di mollica. Una volta terminate, se le mangiava per non essere scoperta (come una spia che ingoia un biglietto compromettente).<\/p>\n<p>Le <em>Vite<\/em> di Vasari sono il pi\u00f9 grande libro di storia dell&#8217;arte mai scritto, il fondamento stesso della disciplina. Ma sono anche un campionario infinito di umanit\u00e0, un censimento di gente veramente esistita. Carabba ha fatto bene a rendere omaggio a questo capolavoro scrivendo, con la sua maniera lieve e gentile, un libro di singolare magia (ce n&#8217;\u00e8 solo un altro cos\u00ec tra i libri italiani: Le citt\u00e0 invisibili di Calvino). E credo proprio che Vasari avrebbe approvato questo spin off delle sue storie.<\/p>\n<p>Prima di finire dobbiamo tornare a dove abbiamo cominciato perch\u00e9 il noir di Andrea del Castagno e di Domenico Veneziano (il Salieri e il Mozart della pittura) \u00e8 del tutto inventato. E&#8217; un&#8217;invenzione l&#8217;omicidio, \u00e8 un&#8217;invenzione il segreto della pittura a olio. La storia \u00e8 falsa da cima a fondo. A scagionare Andrea dall&#8217;infamante accusa bastano due date. Il presunto assassino Andrea mor\u00ec nel 1457. L&#8217;uomo che avrebbe ucciso, cio\u00e8 Domenico, mor\u00ec nel 1461, quattro anni dopo il suo assassino (l&#8217;imputato \u00e8 assolto perch\u00e9 ha un alibi di ferro: all&#8217;epoca dei fatti addebitatigli era morto).<\/p>\n<p>A Vasari piaceva arrotondare i suoi racconti con dicerie e leggende. E&#8217; il segreto dei grandi narratori. Una piccola menzogna piazzata al momento giusto rende una storia pi\u00f9 autentica e intramontabile. Ma nel caso del noir di Andrea e Domenico la menzogna \u00e8 assoluta, totale. Perch\u00e9?<br \/>\nCarabba suggerisce una pista. Ricorda che il tema dominante della vita di Andrea del Castagno \u00e8 l&#8217;invidia, \u00abil pozzo di tenebre e ira\u00bb dove spesso finiva per cadere.\u00a0Ma qui si ferma e lascia al lettore di trarre le conclusioni. Aveva forse Vasari conoscenza personale e diretta di quel \u00abpozzo di tenebre e ira\u00bb? Us\u00f2 e calunni\u00f2 il povero e incolpevole Andrea del Castagno per esplorare gli abissi a cui pu\u00f2 portare il rancore?<\/p>\n<p>Carabba sa da scrittore che giocare con le vite degli altri \u00e8 giocare sempre alla fine con la propria vita. Siamo una unica, sola biografia che si perpetua nel tempo. Forse ripetendo una storia uguale. Di certo provando gli stessi sentimenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cominciamo con un noir. 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