{"id":987,"date":"2025-06-15T10:02:55","date_gmt":"2025-06-15T10:02:55","guid":{"rendered":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=987"},"modified":"2025-06-15T10:45:53","modified_gmt":"2025-06-15T10:45:53","slug":"il-sogno-del-diluvio-larca-di-noe-di-enzo-fileno-carabba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/?p=987","title":{"rendered":"Il sogno del diluvio. L\u2019arca di No\u00e8 di Enzo Fileno Carabba"},"content":{"rendered":"<p><em>Articolo apparso sul blog <a href=\"https:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/libri\/il-sogno-del-diluvio-larca-di-noe-di-enzo-fileno-carabba\/\">minima&amp;moralia<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La storia delle storie<\/strong><\/p>\n<p>Seguire il percorso narrativo di un autore pu\u00f2 essere avvincente: Enzo Fileno Carabba nel suo ultimo romanzo\u00a0<em>L\u2019arca di No\u00e8<\/em>, Ponte alle Grazie 2025 \u2013 il suo romanzo pi\u00f9 poetico, filosofico e\u00a0 a suo modo\u00a0 religioso \u2013 compone una summa, un\u2019arca appunto, del suo immaginario, approdando circolarmente a questo libro come se fosse il suo primo: la matrice narrativa che contiene\u00a0 gli echi apocalittici della trilogia iniziale pubblicata da Einaudi (<em>Jakob Pesciolini<\/em>\u00a0\u2013 1992,\u00a0<em>La regola del silenzio \u2013<\/em>\u00a01994,\u00a0\u00a0<em>La foresta finale<\/em>\u00a0-1997), le ascesi esistenziali delle fanta-biografie (<em>Vite sognate del Vasari<\/em>, Bompiani 2021;\u00a0<em>Il digiunatore,<\/em>\u00a0Ponte alle Grazie 2022;\u00a0<em>Il giardino di Italo,<\/em>\u00a0Ponte alle Grazie 2022) e, tra i due blocchi, lo spartiacque\u00a0 della\u00a0 mito-biografia\u00a0<em>la Zia subacquea e altri abissi familiari\u00a0\u00a0<\/em>(Mondadori 2015) dove gli abissi personali si ricongiungono\u00a0 agli abissi dell\u2019umanit\u00e0. Tutte le storie sono unite, tutti i ricordi sono comunicanti, come in quella\u00a0 \u201cconfraternita del silenzio\u201d\u00a0 del secondo romanzo, lo stesso silenzio che incombe nell\u2019arca anche quando \u00e8 piena di voci. Forse Carabba ha scritto del diluvio universale perch\u00e9\u00a0 ama le storie che si allargano\u00a0 (si allagano) \u00a0dalla vicenda personale a un senso corale, permettendoci di \u201ccavalcare onde alte secoli\u201d, storie che uniscono culture diverse, attraverso e oltre la loro eventuale realt\u00e0 e le varianti narrative. La storia del diluvio e dell\u2019 arca si presenta come la storia delle storie, perch\u00e9 racconta della vicenda umana e creaturale che tramanda\u00a0 se stessa,\u00a0 oltre la rovina universale.<\/p>\n<p>Una storia\u00a0 che sembra un sogno ma non lo \u00e8, o lo \u00e8 come lo sono i grandi miti dell\u2019umanit\u00e0. Riscrivere il mito del diluvio (la storia pi\u00f9 antica, come la definisce Carabba) significa oggi misurarsi non solo con i simboli che contiene e con la loro rilevanza per noi, ma anche misurarsi con la forza stessa di ci\u00f2 che un mito \u00e8: la sua capacit\u00e0 di attraversare i millenni alimentando la facolt\u00e0 mitopoietica dell\u2019uomo ed essendone a sua volta alimentato. Dalla combinazione dei nostri miti e dei nostri \u201ccalcoli esatti\u201d, scrive l\u2019autore, i \u201cdisastri e le meraviglie\u201d della storia.<\/p>\n<p>Il plot mitologico del diluvio \u2013\u00a0 l\u2019ecatombe, il grande lavacro ad opera divina, l\u2019arca della salvezza e la\u00a0 ri-generazione dell\u2019umanit\u00e0 \u2013 ci pone dinanzi alla sfida di tutti i miti, la trascendenza. Non c\u2019\u00e8 mito senza uno spessore sovrannaturale, non c\u2019\u00e8 mito senza i suoi dei, qualsiasi forma essi assumano. La trascendenza, e il mistero che la accompagna, possono essere vissuti come un limite intollerabile per il pensare e l\u2019agire umano, o viceversa come una liberazione dell\u2019uomo, in una amplificazione del senso. Possiamo tarpare e ridurre strumentalmente\u00a0 il mito, o lasciare che sia il mito\u00a0 a interrogare\u00a0 e\u00a0 dilatare il nostro sguardo:\u00a0 \u00abForse per questo nascono le leggende, anche assurde: per spiegare qualcosa di vero che per\u00f2 non sai dire. Qualcosa di esorbitante rispetto alle cose che pensiamo e diciamo di solito. Non \u00e8 forse questo il bello della vita?\u00bb (p. 24) . Troppo spesso\u00a0 insensibili all\u2019ambiguit\u00e0, gli uomini desiderano \u201cvederci chiaro\u201d: \u00abun desiderio destinato al disastro, in un mondo fatto anche di ombre\u00bb (p.23).<\/p>\n<p><strong>I dubbi di No\u00e8 e il diluvio\u00a0 del tempo<\/strong><\/p>\n<p>Muovendosi acrobaticamente in simile materia, senza nascondersi tra le righe, e concedendo al suo No\u00e8 assoluta libert\u00e0, Carabba accoglie i tratti identificativi del mito\u00a0 del diluvio \u2013 Dio- la colpa-la punizione-la rinascita\u00a0 \u2013 spaziando tra le\u00a0 sue diverse ma sostanzialmente consonanti versioni. Li accoglie in modo obliquo, problematico, sollecitando il lettore a dire la sua su questi mitemi. Perch\u00e9 obliquo e problematico, lunatico e stralunato \u00e8 innanzitutto il suo No\u00e8,\u00a0 come un vecchio hippie che porta\u00a0 la sua \u201cpazzia\u201d in giro per il mondo. Un uomo alieno dai \u201cragionamenti abituali\u201d, fratello di\u00a0 tutti gli altri personaggi \u201cdiversi\u201d\u00a0 ovvero visionari di Carabba (siano artisti,\u00a0 digiunatori o scrittori). No\u00e8 vede ci\u00f2 che gli altri non vedono, la imminenza della catastrofe e la via di salvezza. Della\u00a0 sua pazzia, e del \u201cbrivido segreto\u201d che comunica,\u00a0 gli altri hanno bisogno, ma come tutti coloro che vedono oltre, No\u00e8 si misura ricorrentemente con l\u2019 incomprensione, la derisione, lo scetticismo altrui e talora anche proprio. Questo No\u00e8, infatti, a differenza dei\u00a0 \u201cpatriarchi invincibili e sicuri\u201d conosce \u201cil dubbio e lo smarrimento\u201d e si chiede chi e perch\u00e9 meriti di essere salvato (nella versione di Carabba l\u2019arca accoglie, assieme alla famiglia di No\u00e8 e agli animali, anche un piccolo popolo di umani). E tuttavia No\u00e8 \u00e8 fedele, anzi abbandonato alla voce di Dio, quel Dio che l\u2019autore si premura di non nominare o di farlo il meno possibile, conducendo il suo No\u00e8 su quel crinale dove la Natura parla e\u00a0 dove vacillano i confini tra le creature e\u00a0 tra le creature e Dio. Ma al tempo stesso l\u2019autore si lascia\u00a0\u00a0 a sua volta condurre dal suo personaggio alla ricerca di Dio. \u00abDa dove veniva la voce\u00a0 che sent\u00ec?\u00bb (p.13).<\/p>\n<p>La cacciata dal Paradiso terrestre \u00e8 la soglia mitica che ha deciso della condizione umana quale ci \u00e8 dato di sperimentare.\u00a0 L\u2019albero della conoscenza, nella peripezia di questo No\u00e8,\u00a0 \u00e8 sepolto in fondo al mare;\u00a0 No\u00e8 lo scruta da un obl\u00f2 segreto dell\u2019 arca e le verit\u00e0, i suoi messaggi, sono tutt\u2019altro che facilmente decifrabili. A questo servono i profeti e i patriarchi, cos\u00ec come Carabba li tramanda nella sua narrazione, \u00a0uomini carichi di tutti gli interrogativi e i drammi della storia. \u00abEra certo che ci fosse un nesso tra il comportamento umano e il diluvio. Si chiedeva quale fosse\u00bb (p.43). Questo No\u00e8 non riesce a fare suo il concetto di colpa o di peccato ma non manca di rilevare tutto ci\u00f2 per cui tende a evitare gli umani. Gli uomini \u00ab continuavano a fare tutto, come sempre, sempre peggio [\u2026] Forse non avevano colpe, chiss\u00e0, eppure chiamavano la condanna\u00bb (p. 11). Ingordi di tutto, desiderosi di sapere tutto e subito, di avere ragione, carichi di \u201ctroppo zelo morale\u201d, aggressivi, incapaci di riconoscenza e preghiera\u2026 \u00abQuando non li salvava tendeva a fuggirli\u00bb (pp.186-187), preferendo accompagnarsi agli animali (in primis il fido compagno canino Iabal), ovvero altrettanti personaggi e caratteri che popolano il romanzo e orientano le sorti dell\u2019arca, latori di impensabili rivelazioni e spesso intercambiabili con gli \u201cangeli\u201d- questi \u201canimali straordinari\u201d.<\/p>\n<p>No\u00e8 \u00e8 \u201cl\u2019uomo primitivo del futuro\u201d di cui Carabba ha scritto in passato, l\u2019uomo che attraversa\u00a0 e percepisce il tempo. \u00abNo\u00e8 era l\u2019unico della sua generazione ad avere la percezione del mutamento. Era in questo senso che camminava con Dio\u00bb (p.38). Se gli altri vedevano un punto fermo \u00ablui\u00a0 invece sapeva che gi\u00e0 una corrente invisibile stava spostando quel punto fermo\u00bb (p.38). Un No\u00e8 dunque coevo non solo all\u2019epoca\u00a0 \u201carcaica\u201d che ha dato voce\u00a0 al mito ma a tutte le epoche\u00a0 future che del mito e delle sue ragioni sembrerebbero sancire la fine. Il mito pare infatti essere smentito, agli occhi stessi di No\u00e8, nel momento in cui si profila la salvezza finale: No\u00e8 ha imbarcato tutti quei difetti degli uomini che risorgono nel nuovo mondo dopo il diluvio, come hanno del resto infestato la permanenza sull\u2019arca. \u00abE io ho salvato questo branco di idioti\u00bb (p.226) penser\u00e0 No\u00e8 nel momento del massimo sconforto.<\/p>\n<p>Ogni progetto di rinascita sembra vacillare di fronte a ci\u00f2 che siamo. Il sacrificio palingenetico e il nuovo patto\u00a0 tra gli uomini e Dio appaiono vanificati di fronte alla ostinata irredimibilit\u00e0 degli uomini e all\u2019andamento catastrofico da loro impresso alla storia, quel \u00ab mondo di imbecilli ossessionati dalla produttivit\u00e0\u00bb (p.165). Il tragico paradosso di un diluvio autoprodotto, di un\u2019umanit\u00e0 che \u00e8 condanna\u00a0 a se stessa e al creato (come nei tratti distruttivi e autodistruttivi del cos\u00ec detto antropocene). Una simile irredimibilit\u00e0 sembra richiamare\u00a0 addirittura un castigo perenne, quale potrebbe essere la sofferenza connaturata alla vita, e l\u2019apocalissi della impermanenza, la finitezza naturale di ci\u00f2 che vive nel tempo. \u00abSi era, come sempre, alla fine del mondo\u00bb (Borges citato in esergo), quella fine che si rinnova, per ogni uomo, nella sua propria morte, al culmine di quel lungo poema di perdite e distacchi che \u00e8 la vita. No\u00e8 \u00abnella sua vita era stato costretto a molti addii. Addii a persone, addii a luoghi, addii a stati del suo corpo, addii \u2013 dunque \u2013\u00a0 a s\u00e9 stesso\u00bb (p.63) e addii al proprio mondo travolto dalle metamorfosi del mondo. No\u00e8 vivr\u00e0 950 anni, l\u2019avo Matusalemme 969 e l\u2019ultima cosa che dir\u00e0 \u00e8 \u201cla vita \u00e8 breve\u201d.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il trucco per rinascere tra\u00a0<em>Senex<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Puer<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Eppure. Il mito perduto e parzialmente decostruito\u00a0 \u00e8 ritrovato e ricomposto pervicacemente in queste pagine come nella volont\u00e0 di questo No\u00e8 e nella strenua, per quanto imprevedibile impresa della costruzione dell\u2019arca cui Carabba dedica met\u00e0 del romanzo (suddiviso in tre parti: Fuori; Dentro; Fuori).<\/p>\n<p>Eppure: \u2013 la vita,\u00a0 la speranza,\u00a0 la salvezza, il futuro, l\u2019inizio \u2013\u00a0\u00a0 attraversano questo romanzo e la mente del suo No\u00e8 come mantra\u00a0 dalla forza inestinguibile, parole chiave tramandate dalla parola che tutte le contiene: l\u2019 arca. L\u2019arca\u00a0 \u00abera un monumento al futuro\u00bb (p.76). L\u2019 arca come custodia, tempio interiore del tempo escatologico, dopo la \u201ccontro-creazione\u201d del diluvio. La speranza nella \u201cseconda creazione\u201d,\u00a0 la possibilit\u00e0 di salvezza e rinascita non \u00e8 persa sinch\u00e9 un qualche figlio di No\u00e8 la coltivi in s\u00e9, attraverso il coraggio \u2013 altra parola chiave \u2013 con cui affronta, sceglie e preserva la vita.\u00a0 \u00c9 cos\u00ec che gli uomini, al di l\u00e0 di tutte le discordie e gli scoramenti,\u00a0 furono capaci di trasfigurarsi, di fronte al ritorno del\u00a0 sole. \u00ab Tutti accolsero, con riconoscenza, il ritorno di una forza suprema [\u2026] fermi, felici, pazzi. Uniti. Che coraggio che avevano gli uomini!\u00bb (p.216), il coraggio che meritava di essere salvato.<\/p>\n<p>\u201cUnire\u201d potrebbe essere la prima\u00a0 e ultima delle parole chiave di questo romanzo-poema, questo cantico delle creature percorso da una nostalgia di ricongiungimento e riconoscimento universale, l\u2019unione degli uomini \u2013 i figli di No\u00e8 \u2013 e degli uomini col resto del creato, e di tutto il creato con il senso\u00a0 intravisto nel mistero dell\u2019essere. Un approdo direi fatale per un autore che di acque, foreste, animali ha scritto da sempre, e adesso raccoglie nell\u2019arca le lettere del suo abbecedario mitologico. \u00abNell\u2019arca, galleggiando sull\u2019annientamento, gli esseri viventi impararono insieme il trucco per rinascere\u00bb (p.14). L\u2019epopea umano-animale-vegetale imbarca uomini e bestie su un\u2019unica zattera verso un\u2019unica salvezza o un\u2019unica perdizione, stretti nell\u2019 abbraccio legnoso\u00a0 dell\u2019arca,\u00a0 modellata dagli elementi. La vita all\u2019interno dell\u2019arca, per No\u00e8 e tutti i suoi salvati,\u00a0 \u00e8 un\u2019avventura, perch\u00e9 l\u2019arca, \u201cla Grande Madre\u201d, \u201cl\u2019uovo galleggiante\u201d,\u00a0 \u00e8 essa stessa una labirintica creatura vivente, insidiosa e benevola, un\u2019architettura-foresta\u00a0 natante che continua ad esprimere la sua naturalit\u00e0, le sue linfe nutrienti e i suoi semi, mentre\u00a0 l\u2019acqua\u00a0 che annega il mondo traghetta\u00a0 l\u2019arca verso la salvezza, e invita gli uomini a scrutare in profondit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019odio-amore di No\u00e8, o dell\u2019autore, o di ognuno di noi, verso ci\u00f2 che siamo, approda a una riconciliazione. Una riconciliazione, anche, tra il\u00a0<em>Senex\u00a0<\/em>e il\u00a0<em>Puer<\/em>\u00a0che portiamo dentro, forse mediata, nel caso di No\u00e8, dalla sciamanica forza femminile, vagamente aliena,\u00a0 della moglie Naama.\u00a0\u00a0<em>Senex<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Puer<\/em>\u00a0trovano la loro\u00a0<em>complexio<\/em>\u00a0nel\u00a0 lirismo disincantato,\u00a0 l\u2019ossimoro proprio di questo No\u00e8\u00a0 che a 600 anni canta l\u2019inizio, il rinnovamento: \u00abun nuovo gioco, una nuova missione, che lo riempiva di vita ancora una volta\u00bb (p.36).\u00a0 \u00abIn equilibrio precario sul confine tra distruzione e conservazione, non era mai stato cos\u00ec vivo\u00bb (p.119).<\/p>\n<p>La senescenza archetipica dei patriarchi porta nel proprio corpo il corpo dell\u2019umanit\u00e0, la sua stanchezza, l\u2019opacit\u00e0 di chi dispera di fronte al disastro della storia e della finitezza. Ma il lato d\u2019ombra del\u00a0<em>Senex<\/em>\u00a0 \u00e8 esorcizzato dalla luce di un\u2019 altrettanto archetipica giovinezza\u00a0 che della storia \u00a0e del tempo sa\u00a0 anche vedere e innanzitutto immaginare\u00a0 la meraviglia. E viceversa i tentativi pi\u00f9 goffi,\u00a0 gli errori, le sconfitte, le ombre e le rigidit\u00e0\u00a0 militanti del\u00a0<em>Puer<\/em>\u00a0 in cerca di certezze e improbabili classificazioni,\u00a0 sono esorcizzati dalla plasticit\u00e0 di quei vecchi in ascolto, come No\u00e8,\u00a0 del \u201cQualcosaltro\u201d. Il Qualcosaltro sconfigge l\u2019impermanenza nella vertigine della trasformazione e della comunione data a No\u00e9:\u00a0 \u00abE allora lui assorbiva quell\u2019ultimo messaggio del mondo, e notava il fremito di una narice, la carezza della pietra, le curve del serpente, il suono dell\u2019ala nella corrente ascensionale. E diventava il cervo, il falco, il masso, il serpente. E a questo pensava, e di questo viveva\u00bb (p.64).<em>\u00a0\u00a0<\/em>Il Qualcosaltro\u00a0 si manifesta a No\u00e8 nella musica degli animali, nel loro \u201csguardo religioso\u201d, nell\u2019intimit\u00e0 di due corpi, nell\u2019immaginazione, in certi \u00abattimi che sono come divinit\u00e0\u00bb (p.47), nell\u2019autonoma vitalit\u00e0 degli eventi, nelle epifanie angeliche\u2026negli atti di riconoscimento e fratellanza che sbocciano dall\u2019abbrutimento e dalle divisioni nel ventre dell\u2019arca vibrante, alla deriva come un\u2019astronave.<em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p><strong>La terra arca<\/strong><\/p>\n<p>La deriva spaziale tallona l\u2019immaginazione di Carabba sin dal primo romanzo \u2013\u00a0\u00a0<em>Jakob Pesciolini<\/em>\u00a0\u2013\u00a0 e dal\u00a0 suo protagonista, un ultracentenario imbarcato assieme a un pesce su una navicella spaziale: \u00absiamo gi\u00e0 tutti morti, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo per fuggire, questi esperimenti di colonizzazione dello spazio sono inutili\u00bb (p.189). Ma anche e soprattutto, nel terzo romanzo \u2013\u00a0<em>La foresta finale<\/em>\u00a0\u2013 , il manipolo di sopravvissuti\u00a0 nel sottomarino volante dal nome\u00a0<em>Amore<\/em>, scampato alla fine della civilt\u00e0 umana fagocitata da una dilagante foresta terminale entro cui corre una rete di cavi portatori di informazioni. \u00abConveniva fuggire, come sempre e ancora una volta\u00bb (p.357).\u00a0 La prima arca di Carabba \u00e8 proprio quel sottomarino volante che imbarca quanti pi\u00f9 possibile animali: \u00abOra si libravano tra aria e acqua, come l\u2019Arca di No\u00e8.\u00a0<em>Amore\u00a0<\/em>sembrava un\u2019astronave. Transitavano in lungo e in largo attraverso la sterminata mente di Dio [\u2026] Tutto era finito. Il mondo stava per\u00a0 cominciare\u00bb (pp.358-359).<\/p>\n<p>L\u2019immagine della astronave, a fronte di una apocalisse prossima o in corso, si sposa in Carabba al mito dell\u2019arca, ma il senso che si rivela nell\u2019 ultimo romanzo\u00a0 ribalta l\u2019equazione: l\u2019arca\u00a0 non \u00e8 l\u2019astronave spaziale in fuga dalla terra ma \u00e8 la terra stessa fattasi astronave, \u201cl\u2019arca vivente\u201d\u00a0 che avanza nei flussi interstellari, come scrive Carabba in una sorta di post scriptum o preambolo al romanzo (pubblicato\u00a0 il 31 dicembre 2024 sul Corriere Fiorentino).\u00a0<em>La moglie di No\u00e8<\/em>\u00a0\u00e8 qui una vecchia contadina ostinata nei suoi riti minimali di cura della terra; nel frattempo il tecno miliardario offre scampo su un astronave per ricominciare da capo su Marte e con il lancio del velivolo corona il disastro ecologico.<\/p>\n<p>La terra arca\u00a0 di un\u2019umanit\u00e0 capace di trasformare la deriva di un pianeta nello spazio-tempo in\u00a0 una preghiera, in uno struggente inno di lode, meritandosi la riconciliazione, il rinnovato patto con se stessa e\u00a0 con il Qualcosaltro, il patto\u00a0 che\u00a0 negli annali millenari del mito \u00e8 suggellato dall\u2019arcobaleno. Non \u00e8 un caso se il mito di Prometeo e della sua punizione si salda a quello del diluvio e della nuova umanit\u00e0\u00a0 generata dopo il diluvio grazie a Pirra e a Deucalione, il No\u00e8 greco, che proprio di Prometeo \u00e8 figlio. Come scrisse Ivan Illich nell\u2019ultimo capitolo di\u00a0<em>Descolarizzare la societ\u00e0<\/em>: \u00abDalla prospettiva dell\u2019uomo giunto sulla luna, Prometeo potrebbe riconoscere nell\u2019azzurra e splendente Gaia il pianeta della speranza e l\u2019arca dell\u2019umanit\u00e0. Una nuova consapevolezza del limiti della Terra\u00a0 e una nuova nostalgia possono oggi aprire gli occhi agli uomini\u00bb.\u00a0 L\u2019arca di Carabba \u00e8\u00a0 questa via del senso, la pazzia o il miracolo del senso in cui l\u2019uomo narrante restituisce al creato la sacralit\u00e0 del creato.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 il frutto migliore della \u201ccittadella\u201d umana, come la chiam\u00f2 Antoine de Saint- Exup\u00e9ry, ovvero della civilt\u00e0 umana. \u00a0No\u00e8, scrive l\u2019autore, \u00ab\u00e8 lo strumento di una seconda creazione: un portatore di vita, non un portatore di civilt\u00e0\u00bb (p.151).<em>\u00a0\u00a0<\/em>Ma senza la civilt\u00e0 del cuore e della mente, cos\u00ec No\u00e8 sussurra al suo autore, la vita non \u00e8 salva. \u00abL\u2019arca, con tutte quelle vite dentro, era un essere solo. Un miracolo \u2013 o un gioco di prestigio \u2013 alla deriva nello spazio profondo. E il calore torn\u00f2\u00bb (p.187).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo apparso sul blog minima&amp;moralia. &nbsp; La storia delle storie Seguire il percorso narrativo di un autore pu\u00f2 essere avvincente: Enzo Fileno Carabba nel suo ultimo romanzo\u00a0L\u2019arca di No\u00e8, Ponte<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":988,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12,6],"tags":[33],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/987"}],"collection":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=987"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/987\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":992,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/987\/revisions\/992"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/988"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/enzofilenocarabba.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}